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Dove un tempo sorgeva un piccolo teatro in legno sorge ora il Teatro Cinema Farinelli

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I suoi modesti inizi risalgono quando i fratelli Salvi di Verona acquistarono in Via Teatro (Oggi Via A. Zanchi) lo stabile situato vicino al palazzo dei nobili Carminati e nel suo cortile costruirono – col nome di Politeama Salvi – un teatrino tutto in legno per spettacoli di marionette e di arte varia e per quei trattenimenti danzanti così frequenti nel periodo dei famosi carnevali estensi.

Essi furono dei burattinai di una certa fama in quell’epoca nella quale tali rappresentazioni erano di successo e offrivano divertimenti accessibili anche alle tasche meno provvedute. I buoni affari combinati permisero successivamente la ristrutturazione del teatrino che venne trasformato a forma di arena in muratura, con la platea circondata dai posti popolari, sovrastata da una loggia con due barcacce laterali. Il politeama, in generale, era un teatro per lo più a orario diurno nel quale si potevano gestire diversi generi di spettacoli, ivi compresi i balli e le riunioni associative. Nel politeama la Società Operaia organizzò le conferenze dell’università popolare, le riunioni più significative ed anche le feste in tempo di carnevale, unitamente ad altre associazioni. La gestione del Salvi, per quanto di apertura popolare, non sfuggì alla crisi seguita alla morte dei titoliari e in quel momento entrò in scena la società operaia.

L’affare si presentò nel 1910 per la posta in vendita di una casa di abitazione civile a tre piani e la sala teatrale contigua. Teatrino e stabile adiacente furono acquistati dalla Società Operaia Atestina di Mutuo Soccorso, la quale – per opera del suo presidente Cav. Felice Rovere e con la mediazione del Sig. Augusto Morini – potè concludere l’acquisto per la somma di £.23.000, contro le 20.000 offerte dal Comm. Massimiliano Nazari. E mentre nello stabile si ricavavano appartamenti di abitazione ed uffici per la Società, il vecchio teatrino in legno venne demolito e nell’ampio cortile, su progetto e sotto la direzione del concittadino Ing. Contardo Gagliardo, ne sorse uno assai più vasto in muratura, a forma di arena, con la platea circondata da uno spazio riservato ai posti popolari, sovrastata da una spaziosa loggia con due barcacce laterali. In tal modo per iniziativa della Società Operaia, fu creato nella nostra città un simpatico e decoroso ambiente per spettacoli popolari.

Nuove leggi e disposizioni di Pubblica Sicurezza ne imposero però nel 1930 la chiusura.

Si pensò allora di ricostruirlo più ampio e più conforme alle nuove disposizioni di legge. L’incarico fu affidato nel 1931 all’Ing. Luigi Moro che ideò la trasformazione del Teatro in una vasta sala rettangolare a doppio ordine di posti. Per le sorte difficoltà finanziarie e tecniche, tuttavia, i lavori non poterono essere portati a terminee fu solo per la sollecita generosità di alcuni Soci che della nuova costruzione si poterano ultimare i muri perimetrali e il coperto.

Dopo laborioso trattative, nel 1936 finalmente i lavori poterno essere ripresi. La questione finanziaria fu risolta dalla Società Operaia mediante uun contratto con l’impresa Spettacoli Cinematografici Dario Tapparelli, mentre la compilazione del nuovo progetto e l’esecuzione dei lavori furono affidate al concittadino Ing. Evaristo Polacco.

In base all’indovinato progetto, venne demolito il fabbricato di Via Zanchi, il quale venne utilizzato come atrio, conferendo così al nuovo tetaro la suo configurazione attale. Con la nuova forma il teatro assunse pure la sua attuale denominazione, intendendosi con essa onorare la memoria dell’illustre musicista concittadino Giuseppe Farinelli (Este7 maggio 1769 – Trieste12 dicembre 1836) è stato un compositore italiano, noto soprattutto come operista. Il suo vero nome di battesimo era Giuseppe Francesco Finco, ma in seguito egli adottò il cognome Farinelli come riconoscenza verso il celebre cantante.  Educato nell’insigne Conservatorio di Napoli, per la sua originalità e le sue non comuni doti di compositore riportò coi suoi innumerevoli lavori musicali trionfali successi nei maggiori teatri Italiani e Francesi e fu ovunque lodato quale artista di prim’ordine e profondo conoscitore della gentile arte melodica.